Lo sport nell’antica Mesopotamia

La Mesopotamia, regione dell’Asia occidentale compresa fra il medio e basso corso del Tigri e dell’Eufrate, fu culla fin dalle epoche più antiche di fiorenti civiltà: Sumeri, Assiri, Babilonesi, Persiani. In queste civiltà erano diffusi giochi sportivi che avevano funzioni rituali e di svago ed erano praticati spesso per l’addestramento alla guerra e per l’educazione dei giovani. Presso questi popoli la pratica sportiva era esclusiva delle classi guerriere e nobili e le discipline agonistiche erano prettamente paramilitari; in particolare presso gli Assiri l’esercizio fisico era considerato un’attività per migliorare la preparazione alla battaglia. Il sovrano era il primo a dover dimostrare la propria supremazia nelle diverse discipline.

I popoli medio orientali hanno influenzato sensibilmente le popolazioni mediterranee per quanto riguarda la corsa, l’equitazione, il pugilato, la lotta: attività motorie utilizzate sia a scopi bellici sia per la formazione della personalità dei giovani.

Gli Assiri dedicavano particolare attenzione alla cura e allevamento dei cavalli(dato che la maggioranza dell’esercito si muoveva su cavalli e carri) e furono i primi a utilizzare i cavalli per la disputa di gare ippiche o con quadrighe provenienti dall’esercito o cavalcando singolarmente. I cavalli venivano preparati alle corse o per scopi bellici o per la caccia, che anch’essa rappresentò una sorta di mantenimento della preparazione alla guerra, trasformatasi ben presto in un’occupazione piacevole da effettuarsi nel tempo libero, proprio come un sport.

Gli Assiri, capaci di attraversare i fiumi o i canali con un carico di attrezzature militari con l’ausilio della bolla di pelle di un animale, erano abili nuotatori. Il loro stile di nuoto ricorda lo “stile libero” di oggi. Nota è anche la loro capacità di canottaggio per trasportare carri e altre attrezzature militari. Veniva praticata anche la corsa e il pugilato: i pugili assiri combattevano a torso nudo, con le mani avvolte da cinghie di cuoio.

Per i Sumeri lo sport risentì della situazione di instabilità e dell’esigenza di difendersi da un pericolo sempre incombente. Le discipline praticate erano improntate unicamente a scopi militari e paramilitari: la lotta, il nuoto e le gare equestri erano attività che, se svolte con maestria, potevano tornare assai utili in guerra. La pratica sportiva, usata come addestramento militare, era appannaggio esclusivo delle classi dominanti e assolveva a una triplice funzione: mantenere la forma fisica, dimostrare la propria superiorità su altri popoli, tenersi pronti alla guerra.

La lotta era allora praticata solo per garantire un adeguato sviluppo della singola capacità di risposta nei confronti di eventuali attacchi nemici o di offesa a danno degli altri: una sorta di esercizio per sopravvivere o sopravvivere meglio. Una simile considerazione è valida per la caccia e la pesca, che divennero due sport non appena cominciano a essere praticate per svago o per divertimento.

I Babilonesi svilupparono i primi giochi con il pallone, diffusi a lungo tra le varie civiltà, ma mai nei Giochi Olimpici, tanto che un gioco del tempo l’arpasto potrebbe essere designato come l’antesignano del moderno rugby, pratica che viene menzionata anche nell’Iliade e che poi sarà accettata nella dura preparazione dei militari spartani.

I Persiani praticavano principalmente la corsa, l’equitazione e la lotta e nelle pratiche motorie fusero, seguendo gli insegnamenti degli Ebrei, il concetto spirituale della religione con quello della cultura fisica, con finalità igieniche e sacrali, mediante le abluzioni e i riti purificatori.

I Persiani impostarono il loro assetto sociale impartendo ai giovani un’educazione semplice ma rigida, collettiva ma severa. Tutti i giovani ricevevano una formazione che li preparava alla vita militare. L’addestramento prevedeva lunghe marce, la corsa, l’equitazione, la lotta. Nel tempo libero e nei momenti di svago erano soliti dedicarsi al gioco con la palla, alla caccia, alla danza, alla musica e ai giochi di società come i dadi.

I Persiani sono per così dire gli inventori dell’Hockey su prato, giocato sull’erba tramite dei bastoni e con i giocatori bardati sulle gambe. Praticavano anche la lotta che teneva conto di un punteggio:bisognava far inginocchiare almeno tre volte l’avversario per vincere l’incontro. In seguito passarono alla lotta a terra, ma per molto tempo era solo la flessione delle gambe che dava punti, non vi era una divisione come oggi in categorie di peso e lo stile non era molto diverso da quello odierno.

Le civiltà assiro, babilonese e persiana svilupparono il tiro dell’arco(definito il più antico degli sport moderni) contro bersaglio fisso. Intorno al 1800 a. C. gli Assiri introdussero un nuovo tipo di arco: più piccolo, composto di pelle , corno e legno, dalla forma ricurva, più potente dell’arco lungo egiziano e più facile da usare a cavallo in battaglia.

Inoltre i popoli mesopotamici inventarono un gioco praticato da cavalieri che colpivano una palla con delle mazze: tramandato fino a oggi questo sport è l’odierno gioco del polo.

  • Gerardina Russoniello

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