L’antica Grecia, culla della cultura fisica

E’ solo nell’antica Grecia che lo sport assume un ruolo rilevante nella società e nella cultura e l’attività sportiva è stata sempre l’istituzione più gradita dai Greci perché ne esaltava lo spiccato senso dell’autonomia e soprattutto lo spiccato individualismo. La passione sportiva dei Greci non è un fenomeno causale, ma affonda le radici in alcuni dei capisaldi della loro cultura: innanzitutto l’attributo con cui i Greci solevano indicare l’uomo ideale era kalos kai agathos (bello e buono), quindi l’aspetto fisico era posto sullo stesso piano di quello morale e l’uno non era completo senza l’altro. I Greci, pertanto, furono i più fervidi sostenitori della cultura fisica, intesa sia come educazione della volontà sia come fondamento per un armonico sviluppo del proprio corpo e soprattutto per la preparazione psicofisica alla guerra: le corse erano praticate per potenziare le doti di velocità e resistenza; il salto per valorizzare l’agilità; i lanci del disco e del giavellotto per irrobustire i muscoli; l’oplitodromia per muoversi sui campi di battaglia agevolmente, malgrado l’impaccio dell’armatura; la lotta, il pugilato e il pancrazio per addestrare ai combattimenti e agli scontri corpo a corpo. Inizialmente l’atletismo dei Greci nacque come fatto culturale a fini prettamente estetici, ma ben presto essi sentirono il bisogno di confrontarsi fra loro, di raggiungere e fissare dei record, di cimentarsi in vere e proprie gare, di perseguire quell’ideale di perfetta fusione fra bellezza esteriore e nobiltà d’animo. I Greci diedero molta importanza alle manifestazioni sportive, ciò è testimoniato dal fatto che essi costituirono la loro cronologia prendendo come inizio l’anno della prima Olimpiade (776 a.C.). Durante questi eventi era proclamata la sacra tregua olimpica e tutte le guerre in corso venivano sospese. Gli atleti nelle gare profondevano il massimo impegno non per il premio ma per l’onore e la gloria. Essere i primi significava essere consacrati davanti alla collettività, mentre essere secondi era un non essersi mostrati all’altezza e quindi degni solo del pubblico disprezzo. Nella “cultura della vergogna” greca, che dava importanza vitale al giudizio del pubblico, primeggiare nelle gare sportive, oltre al successo, voleva dire soprattutto essere celebrati come i migliori, pertanto per i Greci non era valido il motto “l’importante è partecipare, non vincere” proclamato dal fondatore dell’olimpismo moderno, Pierre De Coubertin, ma la regola basilare dell’agonismo greco era “l’importante è vincere”. I vincitori di gare come la corsa, le competizioni a cavallo o sulle quadrighe, il pentathlon, la lotta, il pugilato e il pancrazio erano celebrati dai poeti con componimenti detti epinici. Per i Greci lo sport assume per la prima volta caratteristiche simili a quelle odierne: grandi onori ai vincitori, spettacoli pubblici di notevole importanza, spirito agonistico e per la prima volta vi furono spedizioni di veri e propri tifosi che si sobbarcavano viaggi spesso massacranti per sostenere i propri atleti e per la prima volta lo sport ebbe delle proprie regole, codificate, note a tutti e uguali in tutto il territorio. Ad Atene sorsero i ginnasi, complessi di edifici dedicati allo sport, comprendenti palestre e locali per gli allenamenti. Nei luoghi dove si svolgevano gli incontri sportivi più importanti vennero costruiti degli stadi, costituiti da un campo piano per le gare e da gradinate per il pubblico disposte intorno a esso. Nei ginnasi cittadini i giovani trovavano vari attrezzi ginnici, come la fune e la sbarra. Anche le ragazze praticavano esercizi fisici per migliorare la grazia e l’armonia del loro corpo: esse non partecipavano tuttavia alle gare, bensì a manifestazione di ginnastica artistica e ritmica. Lo sport ha raggiunto il suo apice nella Grecia del V sec. a.C. dove alla figura dello sportivo-dilettante aristocratico, del guerriero omerico che non era un brutale soldato, un guerriero barbaro ma un “cavaliere” amante dell’atletismo e atleta egli stesso, si sostituisce la figura dell’atleta professionista attentamente reclutato e addestrato nelle province. Dopo questo periodo lo sport ha conosciuto un tramonto lento e inesorabile che l’ha portato a essere più o meno bandito al principio del Medio Evo. L’inizio del declino dello sport è fatto risalire ai tempi della guerra del Peloponneso e man mano si perse quello spirito di “grecità” che rappresentava la vera anima dei Giochi Olimpici antichi. La pratica sportiva divenne tutto fuorchè pura e leale come era stata idealizzata nell’800: oltre alla mancanza di fair play gli atleti gareggiavano per vincere a tutti i costi, non per la gloria ma per i vantaggi economici indiretti e per il prestigio e per di più la corruzione era presente anche nell’antichità

  • Gerardina Russoniello

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