Lo sport nell’antica Creta e Micene

La civiltà minoica, sviluppatasi a Creta e diffusasi nell’Egeo nel II millennio a.C., recepì influssi significativi della civiltà egizia. Dall’Egitto passarono a Creta una serie di attività agonistiche e di giochi a carattere atletico, che in seguito i Cretesi trasformarono in vere e proprie competizioni. Le attività e le gare sportive avvenivano durante le feste religiose e gli spettatori assistevano all’esibizioni di atleti che si esibivano in numerosi esercizi richiedenti destrezza fisica e tecnica. Importante era la figura del Pedotriba, una specie di allenatore, presente anche nelle feste religiose, all’interno delle quali si svolgevano le gare sportive. I Cretesi hanno introdotto nell’attività motoria il concetto di eroe, strettamente collegato al significato di cultura fisica e il vincitore di una gara era considerato un vero e proprio eroe. Gli sport minoici più importanti erano la lotta, la corsa dei cavalli, la caccia al cervo e al cinghiale, il pugilato, le acrobazie e la tauromachia, che più di tutte le altre attività aveva un carattere religioso, in quanto il toro ,considerato un animale sacro, associato al mondo notturno della luna per le sue corna e al sole, il quale morirebbe ogni autunno per rinascere a ogni primavera, era simbolo di fertilità e vigore, forza e benessere. La tauromachia comprendeva prestazioni atletiche di un certo livello e un notevole rischio: danzatori sia maschi che femmine (ciò porta alcuni archeologi a credere che l’uomo e la donna tenessero uno status sociale uguale) affrontavano il toro afferrandolo per le sue sacre corna per essere sbalzati via e reiterando con evoluzioni ginniche sulla groppa per discendere poi dietro di esso. Gli atleti si vestivano con abiti eccentrici e avevano acconciature complesse, con ornamenti che sottolineavano la ritualità sacra di quel momento e la sacralità che il toro aveva nella civiltà minoica. Nel corso di queste manifestazioni gli atleti erano mossi dal desiderio di esibire la loro prestanza fisica, dall’ideale di una leale competizione sportiva e dal carattere religioso dell’evento. A Creta venivano organizzate competizioni sportive anche per tributare onori funebri a personaggi di rilievo.La civiltà micenea, influenzata dalla Creta minoica, adottò in gran parte le specialità sportive e ne inventò di nuove. I Micenei erano attratti dall’atletica leggera, dalla lotta e dal pugilato e, data la loro indole bellicosa, conferirono alle varie attività atletiche un carattere agonistico simile a quello che contrassegnerà più tardi i Giochi Olimpici. Il singolo individuo è continuamente spronato a primeggiare e a dimostrare la sua superiorità soprattutto nelle competizioni agonistiche. Si sfidavano principalmente in prove di forza e abilità, legate alla pratica militare: gare di corsa a piedi, sia di abilità sia di resistenza, lancio con il giavellotto, corse con i cocchi, trainati da 2 o 4 cavalli e alleggeriti di tutte le bardature per essere più veloci e maneggevoli, gare di tiro con l’arco in cui valevano sia la distanza sia la precisione e sollevamento pesi. L’obiettivo non era lo svago o lo spettacolo ma la dimostrazione dell’eccezionalità dell’atleta. Nel periodo miceneo (1600-1100 a.C.) c’era una diversa forma di espressione atletica: secondo la testimonianza del poeta greco Omero i giochi erano integrati in una cerimonia religiosa, dedicati a celebrare la morte di un re.Un primo esempio furono i giochi funebri, descritti in gran parte del libro XXIII dell’Iliade, che Achille organizzò per i solenni funerali in onore di Patroclo: il pugilato, la lotta vinta con un pareggio da Ulisse e Aiace, la corsa vinta da Ulisse, il lancio del disco. Le ultime gare riguardano specialità belliche prestate all’agone che tutt’oggi vengono praticate: la gara di tiro con l’arco vinta da Merione, la gara delle lance assegnata ad Agamennone senza bisogno di disputare la gara e antenata del moderno lancio del giavellotto, la corsa dei carri vinta da Diomede, e la cronaca che Omero ci tramanda della corsa dei carri è viva e palpitante come quella di un moderno quotidiano sportivo. Omero descrive una società animata da ideali eroici e spirito competitivo e i nobili guerrieri in occasione di riti funebri in onore degli eroi lasciano le armi per dimostrare il loro valore nelle discipline atletiche. Anche nell’Odissea Omero descrive gare sportive che si svolgono nella mitica isola dei Feaci durante un banchetto e sono praticamente le stesse del’Iliade, con l’unica differenza che il Solos è divenuto un lancio del disco e la novità è costituita invece dall’Halma-salto in lungo.

  • Gerardina Russoniello

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