Le prime discipline dei Giochi

Alcuni mesi prima della data stabilita per l’apertura dei Giochi, gli ambasciatori (Spondophòroi) si recavano in ogni regione dell’Ellade per annunciare l’inizio delle feste, invitare i giovani a partecipare alle gare e le genti ad assistere. Un mese prima dell’inizio delle gare i concorrenti dovevano trovarsi a Elide e al seguito degli atleti giungevano a Olimpia i familiari e gli allenatori, poi le rappresentanze ufficiali delle poleis: autorità, funzionari, scorte non armate, araldi con le insegne con doni per il dio olimpico. La direzione dei Giochi Olimpici e l’applicazione dei regolamenti erano affidati a 2 distinti organismi: gli Ellanodici (ellanodikai) , giudici dei Giochi e il Gran Consiglio (Boulè). Gli Ellanodici erano i più alti rappresentanti dei Giochi e si distinguevano poiché indossavano abiti viola. Per ogni Olimpiade erano estratti a sorte tra persone d’alto rango presenti in Elide ed erano responsabili dell’organizzazione dei Giochi, dell’applicazione e rispetto delle regole, potevano comminare la squalifica dai Giochi agli atleti per violazione delle regole e punire chi fosse stato coinvolto in un reato punibile con la pubblica fustigazione. Agli Ellanodici spettava anche la decisione sulle ammissioni alle gare, essi sottoponevano gli atleti alle formalità di riconoscimento e al controllo dell’idoneità necessaria per gareggiare. L’identificazione tendeva ad accertare, secondo le regole olimpiche, che i partecipanti fossero di pura discendenza greca, di condizione libera e figli di greci liberi, iscritti regolarmente alle liste civiche della città natale e immune da condanne penali. L’idoneità fisica veniva conseguita partecipando a severi allenamenti, seguiti da prove preliminari con le quali si accertavano le capacità fisiche e la preparazione atletica dei concorrenti. Gli Ellanodici erano divisi in 3 collegi, ognuno dirigeva e controllava un gruppo di discipline: le corse ippiche, le gare di combattimento e le prove atletiche Gli Ellanodici assegnavano a 3 spondofori (banditori) il compito di andare in tutte le città greche per annunciare l’ora esatta dei Giochi. Essi erano aiutati da Alita (una specie di steward), da Mastigofori (quelli che frustavano) e da Rabduci (quelli che infliggevano le punizioni).

Il Gran Consiglio era il secondo organismo che sovraintendeva ai Giochi come massimo corpo dirigenziale. Fu costituito solamente nel IV sec. a.C. e i suoi membri, tutti sacerdoti e notabili, erano eletti per un quadriennio e risiedevano a Olimpia e entravano in funzione 10 mesi prima dell’inizio delle gare. Il Gran Consiglio custodiva le regole delle competizioni, aveva competenze amministrative e rappresentava una specie di giuria d’appello contro le decisioni dei giudici

Nei Giochi erano previste anche delle sanzioni di diversa entità, a seconda della gravità delle infrazioni, per gli atleti e le rappresentanze che violavano le norme e i regolamenti olimpici. Le punizioni si distinguevano in 3 categorie: espulsione dai Giochi, sanzioni pecunarie, pene corporali. Gli atleti alle gare partecipavano nudi per non avere l’ingombro dell’abito e perchè la competizione rappresentava un momento di estrema purezza. Il primo documento scritto della nascita delle Olimpiadi parla di una festa con una sola gara: lo stadion (gara di corsa) su rettilineo di 192,28m., tenutasi dalla I alla XIII edizione. In seguito si aggiunsero altre gare:

  • Dialulos (doppio stadion) gara di corsa di circa 370 m. dal 724 a.C.
  • Dolichos, corsa di resistenza all’incirca di 4800m., dal 720 a.C.
  • Lotta libera e il Pentathlon, dal 708 a.C.
  • Pugilato, dal 688 a.C.
  • Gare equestri (corsa dei carri e dei cavalli), dal 680 a.C.
  • Pancrazio, dal 648 a.C.
  • Hoplitodromos (corsa con le armi) e il salto con l’asta, dal 520 a.C.

I Giochi duravano 5 giorni. Il primo giorno era dedicato alla cerimonia di apertura (come oggi) con riti e sacrifici in onore di Zeus; non si giocava perché gli atleti che partecipavano alle gare dovevano andare a purificarsi nel bouleìther. Nell’ultimo giorno, quello di chiusura, erano premiati i vincitori, che venivano incoronati con la corona di ulivo, si teneva un gran banchetto e i riti di ringraziamento. I giorni centrali erano riservati alle gare: si cominciava con la corsa dei carri, cui seguiva immediatamente la corsa dei cavalli, montati da fantini. In entrambe le gare il premio però andava al proprietario dei cavalli. Il pomeriggio del secondo giorno era destinato al pèntathlon: lancio del disco, salto in lungo, lancio del giavellotto, corsa di 200m., lotta.

Nel terzo giorno , che coincideva con il plenilunio, si svolgevano altri riti religiosi che culminavano con l’ecatombe (uccisione di 100 buoi) sull’altare di Zeus. Il pomeriggio si svolgevano le gare degli juniores (atleti tra i 12 e i 18 anni). La mattina del quarto giorno si tenevano le gare di corsa, tra cui il fondo. Il pomeriggio si combattevano gli incontri di lotta, di pugilato e il violentissimo pancrazio,una combinazione di lotta e pugilato, nel quale era permesso tutto (tranne cavare gli occhi all’avversario): calci, pugni, torsione delle membra, colpi bassi e il combattimento terminava solo quando uno dei contendenti non era più in grado di continuare o alzava le braccia, dichiarandosi sconfitto. In caso di incidenti mortali non era prevista punizione. In quei 5 giorni Olimpia era il teatro di una grande Kermesse che non aveva uguale in tutto il mondo antico. Migliaia di spettatori si accalcavano in un’area ristretta, dormendo all’aperto o in tende e mangiando cibi forniti da venditori ambulanti, senza acqua sufficiente per lavarsi e senza servizi igienici degni di tal nome. Onorati da tutti e cantati da poeti come Simonide e Pindaro, i vincitori acquistavano fama di semidei e potevano giovarsi della vittoria anche a fini politici.

  • Gerardina Russoniello

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