L’antica arte del cavalcare

L’equitazione ovvero il rapporto complesso che si instaura tra uomo e cavallo è una delle “arti” più antiche a cui si è dedicato l’uomo. Indizi storici fanno ritenere che i primi cavalieri siano appartenuti alle tribù nomadi della Russia, dove si ritiene che sia comparso per la prima volta il cavallo. Esso venne usato dall’uomo sin dall’età del bronzo, come animale da sella, da tiro, da lavoro, da carne e diede perciò un grande contributo all’evoluzione della civiltà umana. In seguito l’impiego bellico del cavallo, utilizzato per il traino del carro da guerra e poi direttamente cavalcato dal guerriero(uso testimoniato negli eserciti babilonesi- sec. XII A.C.), produsse un’autentica rivoluzione in campo militare.

I popoli orientali svilupparono sin da principio un intimo rapporto col cavallo e per primi concepirono un trattato di addestramento. Il più antico trattato di allevamento e addestramento dei cavalli è stato attribuito al capo delle scuderie reali dell’imperatore dei Mitanni, un popolo dell’altopiano iranico. Ma è una vasta regione dell’Asia, compresa tra il Mar D’Aral, il bacino del Syrdaria e l’altopiano dalla Mongolia, il luogo di diffusione delle razze equine predisposte alla sella e la culla dell’equitazione. Il primo trattato equestre, il Perì Ippikès, pervenutoci integralmente è stato scritto all’incirca nel 400 A.C. da Senofonte, il primo autore ad aver lasciato importanti testimonianze sull’equitazione nel periodo greco classico. Molti dei principi espressi sono tuttora validi, come la posizione in sella che raccomanda le gambe senza angolazioni di sorta, tese in avanti, simile alla posizione della moderna equitazione western.

Senofonte considerava i percorsi a ostacoli in terreno vario come una fase importante dell’allenamento del guerriero e ha anche lasciato importanti consigli sulla psicologia equina: privilegiare sempre la calma e la pazienza nell’approccio con l’animale. Il trattato è un manuale di addestramento per l’impiego militare del cavallo, ma 2 capitoli sono consacrati all’alta scuola, dove si parla della flessione della ganascia e della riunione, dell’innalzamento dell’incollatura e della leggerezza. Più di 2000 anni prima di Baucher Senofonte parla di flessibilità dell’incollatura attraverso la decontrazione della bocca. Per la prima volta appare la distinzione tra equitazione di guerra ed equitazione di maneggio.

In Grecia e in Roma chi sapeva equitare acquistava un “valore aggiunto” nella società, ma mentre in Grecia l’equitazione era lo sport aristocratico per eccellenza, a Roma fu per molto tempo solo un elemento coreografico inserito nel contesto di manifestazioni militari insieme a caroselli, volteggi e altri spettacoli che di sportivo non avevano nulla.

Ma è molto prima, grazie agli Assiri, che fu praticata l’equitazione. Durante la campagna di scavi, infatti, eseguita tra il 1906 e il 1912 dalla società orientalista tedesca sotto la guida dell’assirologo Hugo Winckler vennero trovate 4 tavolette d’argilla, datate attorno al 1500-1440 A.C., che contenevano regole sull’allenamento dei cavalli e quando fu scoperto che il cavallo poteva essere dominato utilizzando un elemento di metallo(morso) introdotto nella bocca nacque l’equitazione. Occorsero però secoli e secoli per fornire il cavallo degli attrezzi ausiliari necessari per la pratica dell’equitazione:ferratura, sella e staffa.

L’antenata della sella moderna era una coperta ornamentale alla quale gli Assiri nell’8-7 sec. A.C. attaccarono una sorta di staffa. Il cavallo porta una gualdrappa ampia spesso sormontata da una pelle di leopardo disposta per ammorbidire la seduta del cavaliere. Al collo del cavallo vi è un collare, utile elemento per mantenere il cavaliere in equilibrio. La gualdrappa è assicurata sul cavallo da un pettorale e le redini, piuttosto corte, sono tenute basse all’altezza della mano del cavaliere da un contrappeso. Il cavaliere ha la coscia nuda ma le gambe fasciate da protezioni di cuoio sopra il ginocchio e lungo lo stinco.

La storia della tecnica equestre è, comunque, strettamente collegata allo sviluppo degli strumenti destinati a dare al cavaliere stabilità e controllo dell’animale. Le prime selle sostituiscono le gualdrappe in epoca romana, la staffa appare nel II sec. in estremo oriente e 5 secoli più tardi a Bisanzio: la loro diffusione in Europa centrale e l’adozione della ferratura chiodata(probabilmente già nota ai Cimbri prima del sec. V A.C.) promossero nel Medio Evo la cavalleria come arma principale di battaglia e fu sempre nel Medio Evo che il cavallo cominciò a essere utilizzato anche per fini agonistici e di piacere. Montare a cavallo, divenuto un fenomeno di costume per l’aristocrazia, ed esercitarsi nell’equitazione d’alta scuola fu presto un obbligo per ogni nobile e ancora oggi l’ippica è ritenuta e considerata una nobile “arte”.

  • Gerardina Russoniello

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